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La Gnosi è veicolo e forma di redenzione

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PAX PLEROMA

 

La formula PAX PLEROMA si inscrive pienamente entro l’orizzonte gnostico della caduta e del ritorno, poiché richiama implicitamente la frattura originaria che ha condotto l’uomo lontano dalla contemplazione delle Idee spirituali, le quali non sono meri archetipi astratti, ma espressioni vive dell’emersione dell’Essere nel reale. La caduta, in tal senso, non va compresa come evento morale o storico, bensì come un progressivo obnubilamento della facoltà contemplativa, come una distrazione dell’intelletto dal suo naturale orientamento verso il Principio. L’uomo cade nel momento in cui smette di vedere, e nel non vedere si disperde, frammentandosi.

Il distacco dalla contemplazione delle Idee comporta l’identificazione con il molteplice, con il divenire, con le forme inferiori della realtà. Effettivamente, là dove la coscienza non è più raccolta attorno all’asse dell’Essere, essa viene trascinata dalle forze centrifughe del mondo psichico e materiale, generando quella frattura interiore che la tradizione gnostica ha sempre riconosciuto come la vera ferita dell’uomo. La pace si perde nel momento stesso in cui l’unità viene dimenticata.

È in questo contesto che Pax assume il suo significato autentico. Non è una quiete emotiva né una tregua psicologica, ma il ripristino di una condizione ontologica originaria. Pax è il segno della ricomposizione, della cessazione del conflitto tra le parti scisse dell’essere, della fine della dispersione. È il silenzio che segue il ritorno alla contemplazione, quando l’intelletto smette di proiettarsi all’esterno e si volge nuovamente verso ciò che è stabile, eterno, intelligibile. D’altro canto, questa pace non è passività: è tensione ordinata, presenza vigile, equilibrio dinamico fondato sulla conoscenza.

Pleroma, parimenti, non designa una pienezza accumulativa, ma la totalità qualitativa dell’Essere integro. È la dimensione in cui le Idee non sono pensate, ma viste; non concettualizzate, ma partecipate. Nel Pleroma non vi è scarto tra conoscere ed essere, poiché la conoscenza è immediata coincidenza con il reale. È la condizione pre-cosmica e sovra-mondana in cui ogni frammentazione è assente, e in cui l’anima riconosce sé stessa come emanazione luminosa, non come entità separata.

La caduta, dunque, è l’uscita dal Pleroma, ovvero la perdita della visione unitaria dell’Essere. Il cammino spirituale, in senso gnostico, non è un progresso lineare, ma una anamnesi, un ricordare ciò che è stato dimenticato. Pronunciare Pleroma equivale a riattivare questo ricordo, a riallineare la coscienza verso la sua origine e il suo fine, ristabilendo il legame con le Idee spirituali che fondano il reale e lo rendono intelligibile.

Uniti, PAX PLEROMA esprimono una sintesi perfetta: la pace che nasce dal ritorno alla Pienezza e la Pienezza che si manifesta come pace ritrovata. Non si tratta di un semplice saluto, ma di una formula iniziatica, essenziale e densa, che racchiude l’intero itinerario gnostico: dalla dispersione alla reintegrazione, dal caos alla forma, dall’oblio alla conoscenza. È una dichiarazione silenziosa di orientamento interiore, un riconoscimento reciproco tra coloro che, pur immersi nel mondo, non appartengono ad esso.

Usare PAX PLEROMA come saluto significa affermare: che tu possa dimorare nella pace che nasce dalla contemplazione dell’Essere, e che la Pienezza, mai realmente perduta, possa riemergere in te come conoscenza viva, stabile e liberante.

 

 

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